
(David Cronenberg – G.B. / Canada, 2007)
L’ultimo di Cronenberg è un film straordinario, un noir tesissimo e inquietante che non dà un attimo di tregua. Non c’è il tradizionale respiro epico dei film di genere (alla Coppola, per intenderci), non è questo che il regista cerca: al centro piuttosto la crudezza, l’angoscia, l’immutabilità della condizione umana ritratta in una Londra mai così livida e violenta. Non ci sono scappatoie per la giovanissima prostituta violentata e costretta a drogarsi, nè per l’apparentemente impassibile “autista” Nikolai (magnifico Viggo Mortensen): il loro destino è segnato. L’unico filo di speranza è legato alla sopravvivenza di una neonata, flebile raggio di luce che attraversa le vite dei protagonisti, altrimenti immerse nelle tenebre della criminalità o dei drammi personali. Oltre a Mortensen, troneggia glaciale l’incarnazione del Male, il boss Semyon interpretato egregiamente da Armin Mueller-Stahl.

