(Robert Redford, USA 2007)
L’intento di Redford, forse “l’ultimo degli idealisti” della sua generazione, è nobile: stimolare gli americani ad una presa di posizione sulla politica del Paese. Per raggiungere il suo obbiettivo, il regista/attore dirige un film che pare più un esempio di buona saggistica: camera rigorosamente fissa, dialoghi torrenziali sostenuti dalla buona sceneggiatura di Matthew Carnahan e da intepretazioni solide (Streep, lo stesso Redford, Cruise – quest’ultimo coproduttore assieme alla United Artists, ex-gloriosa Major che la superstar ha scelto per una nuova svolta “impegnata” della sua carriera). Il risultato però è un film senza mordente, poco incisivo, anche se solleva problematiche di tutto rispetto.


