(Mike Nichols, USA 2007)
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CHARLIE Mi piacerebbe poter dire di essermi documentato e così possedere un “occhio critico”, ma non è così. Prendo atto che sia tratto da una storia vera e dico che è un film davvero interessante: non solamente perchè è di tema attualissimo (si parla di Afghanistan), ma anche perchè mette sul piatto le logiche premesse che hanno portato alla situazione in medio-oriente. Si parla di una grande America dove tutto è possibile e di una strategia americana che aiuta quando fa comodo e non quando serve. Si parla di missioni umanitarie e di biechi giochi di potere. Di amicizia e di opportunismo. Il tutto con un tono scanzonato, ironico, forse sarcastico: e qui Tom Hanks è stato più che adatto. Il suo personaggio non emerge nè come paladino della giustizia nè come politico senza scrupoli: Charlie Wilson era semplicemente un uomo di potere che per una volta quel potere voleva usarlo per qualcosa di utile, qualunque fossero le motivazioni. Pochi film “storici” mi hanno divertito quanto questo; la bellezza “retrò” di Julia Roberts non ha una grande utilità, a differenza di Philip Seymour Hoffman in versione vintage. Anche Amy Adams, nel suo piccolo ruolo di assistente personale del deputato, piace tanto. Il finale chiaro ma fugace è adatto. Da rivedere e (ri)studiare. |
LUCY Siamo negli anni’80, e il deputato Wilson è il promotore di una più decisa azione di sostegno militare ai muhjaddin afghani per contrastare l’Unione Sovietica. Chi ha avuto modo di vedere The West Wing o Studio 60 riconoscerà, in La Guerra di Charlie Wilson, il tocco sottile e arguto di Aaron Sorkin alla macchina da scrivere. La sceneggiatura del buon Sorkin, al servizio della regia elegante del premio Oscar Mike Nichols, è il punto di forza di un film che diverte con intelligenza, e che in punta di fioretto si prende gioco della politica estera americana con dialoghi al fulmicotone e personaggi politicamente scorretti. Ecco quindi il deputato Tom Hanks, amante dell’alcool e delle belle donne (sì, Tom, ti perdono per Il Codice Da Vinci); ecco Philip Seymour Hoffman, agente CIA dal nome impronunciabile e dai metodi (nonchè i capelli) discutibili; ed ecco Julia Roberts, che dopo 3 anni illumina finalmente il grande schermo nella parte di una conturbante ereditiera teocon. |



“Mike Nichols esperto di commedie romantiche”… io a volte mi chiedo che razza di socio mi sono scelta!!!!!!!
la Roberts è il motore del film.. e le bastano 3 scene per esserlo! chapeau!
Un bel film, divertente senza sconfinare nel grottesco, un grande Tom Hanks. Un ora e mezza che mi sono volate al cinema.