(Ethan e Joel Coen, USA 2007)
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CHARLIE Sono i Coen, non c’è niente da fare. Certo che hanno scelto un romanzo – quello di McCarthy – che bene si confà col loro stile, e il risultato è questo bellissimo e agghiacciante film. Tutto è Coen-appeal: personaggi strambi e profondi, sceneggiatura pungente, cinematografia fatta di grandi spazi e di attenzione alle piccole cose. Javier Bardem inchioda lo schermo col suo sguardo da psycho, la sua calma dialettica (purtroppo spenta dal doppiaggio!), le sue tecniche affinate di killer. Scelte originali (ma forse rispecchiate nel romanzo) le scene “mancanti” della morte di alcuni protagonisti e lo stravolgimento del climax di tensione sul finale, in cui dominano le disquisizioni dello sceriffo Tommy Lee Jones. Opinione mia personale (e che Lucy non se ne abbia a male): gli avrei tolto la statuetta per miglior film perchè non è in grado di trasmettere allo spettatore lo “spessore” con cui McCarthy ha permeato il suo inquieto romanzo. Ma le altre 2 (miglior regista e miglior co-protagonista) meritatissime. |
LUCY Dal crudo, asciutto, splendido romanzo di Cormac McCarthy, i “cult brothers” Joel e Ethan Coen traggono un thriller misurato, raccontando di un mondo in cui la violenza e l’avidità la fanno da padroni in un meccanismo di distruzione senza possibilità di salvezza, dove non si sta a perdere tempo nello spiegare quello che succede: succede, e basta. Ogni dettaglio, in No Country, funziona alla perfezione, e i Coen ancora una volta danno un saggio del loro cinema di qualità che mette al centro la questione morale (la gratuità del Male, l’orrore della provincia americana) senza artifici di retorica. Dolente e disincantato lo sceriffo Tommy Lee Jones, strepitoso il killer psicopatico Javier Bardem. L’attore spagnolo fa suo il film: il suo Anton Chigurh semina letteralmente il terrore e genera uno stato d’angoscia persistente, con quella sua camminata claudicante, gli occhi fuori dalle orbite, l’etica della violenza, la lucida razionalità dei folli, il tintinnare di quella moneta (“Call it… friend-o”), il tonfo sordo del fucile ad aria compressa. Non so se sia davvero il miglior film dell’anno: di sicuro però è uno di quelli che restano impressi a fuoco nella memoria. |



Un film veramente interessante. Peccato per il finale, che francamente mi ha lasciato perplesso. Forse dovrei rivederlo… questo è un film che bisogna rivedere a distanza di molto tempo. Comunque è recitato benissimo.
Il vostro blog è bellissimo! Mi iscrivo subito. Adoro i Coen e Cormac McCarthy. Ho visto il film ma credo di non averlo apprezzato appieno per aver letto il libro. Comunque sì regia strepitosa, in quanto alla sceneggiatura, be’ era già fatta da Cormac. Manca dal libro i pensieri dello sceriffo, ma in effetti era difficile riportarli nel film.