(Richard Kelly, USA 2007)
La visione dell’opera seconda di Richard Kelly, geniale autore di Donnie Darko, lascia storditi. Mi limiterò a quello che ho capito: Southland Tales è una fantasia post-apocalittica che parte da un attacco nucleare agli Stati Uniti per dipingerne le conseguenze (guerra al terrorismo, controllo orwelliano della società, paranoia, smarrimento esistenziale, il tutto raccontato con evidente intento critico), permeandosi dei tratti fantascientifici che già caratterizzavano il primo film di Kelly. Tra le pieghe di un plot criptico si agitano personaggi che sfiorano lo status di macchiette: l’attore colpito da amnesia (Dwayne “The Rock” Johnson) che scrive assieme ad una ex porno-star (Sarah Michelle Gellar) una sceneggiatura che anticipa gli eventi reali, il poliziotto reduce (Seann William Scott), il soldato-narratore rimasto ferito a Fallujah causa fuoco amico (Justin Timberlake.. che il suo Pilot Abilene sia Donnie cresciuto?), lo scienziato pazzo, il politico incompetente, le rivoltose neo-marxiste.. un calderone a tratti incomprensibile, isterico, surreale, grottesco, traboccante di riferimenti alla cultura popolare e contenente una vera e propria antologia di generi e citazioni cinematografiche e letterarie. Troppo lungo, troppo tutto. Ha i suoi momenti, non c’è che dire (prendiamo ad esempio il “viaggio” di Pilot sulla base di “All This Things That I’ve Done” dei Killers); ma ha anche a tratti una pesantezza che denota forse un eccesso di autostima. Boh. Necessita di seconda visione, ma nel dubbio ridatemi Donnie Darko.
Uscita prevista: ? ? ?



In realtà l’essere macchietta dei protagonisti ha un suo senso.
Sostanzialmente lo si potrebbe riassumere come un’attualizzazione pop dell’ultimo libro dell’Apocalisse.
Io l’ho trovato geniale e creativo come solo pochi film riescono a essere.
Consiglio la lettura di questo articolo per un chiarimento sulla particolarità e grandezza di questo film: http://www.shaviro.com/Blog/?p=611
‘Southland Tales is all about the flow of images, the multimedia feed. Although it is very much a movie, in the way that it is big and spectacular and meant to be viewed on an enormous screen, it is also deeply post-cinematic, both in terms of contents and of form.’ [...]
This means that Kelly is one of the very few contemporary directors — alongside David Lynch, David Fincher, and really I am not sure who else — who is actually rethinking what film might mean, and what sense it might make, in our post-cinematic, videocentric and thoroughly digitized age. We can profitably contrast Southland Tales with Lynch’s Inland Empire [...]
Ciao Francesco, grazie mille per aver postato! mi leggerò per bene l’articolo che hai linkato. per il momento posso dire che a un paragone con Lynch avevo pensato anch’io.. la mia impressione generale però è sempre che Kelly sia un po’ alla ricerca di se stesso come regista e questo non giova al film in generale, anche se le idee ci sono eccome.
in effetti ripensavo proprio oggi ai protagonisti e notavo che in realtà l’effetto è ricercato, come dici tu. sono 4 idoli della cultura popolare giovanile il cui ruolo viene ribaltato: a The Rock, ex-wrestler, non si fa tirare mezzo cazzotto; a Sarah Michelle Gellar, ex-Buffy, si fa fare la porno diva; a Seann William Scott, ex-American Pie, si fa fare il poliziotto; e a Justin Timberlake, cantante e ballerino, lo si infila in un numero musicale in cui non balla e non canta.
come ho detto.. mi serve una seconda visione!
Passo spesso da qui, mi piace come/cosa scrivete..
di chi è la canzone in sottofondo?
Ciao Mic, ci fa piacere che ci leggi!
la canzone in sottofondo è “A Lonely September” dei Plain White T’s (quelli di “Hey Delilah” per intenderci), di cui Charlie è un fan sfegatato.. e mi ha trascinato nel vortice
ho visto nel tuo blog che ti è piaciuto molto Into The Wild, non posso che sottoscrivere!
alla prossima!