
(Paolo Virzì, 2008 – Italia)
Devo dire che mi sono proprio gustato questa tragicommedia all’italiana sulla vita di una laureata cum laude finita nel difficile mondo del precariato. Un po’ come era stato Bianco e Nero per il tema dell’immigrazione e del razzismo, anche il film di Virzì non pretende di insegnare qualcosa o di passare chissà quale denuncia sociale: semplicemente racconta una storia ironica, fatta di caricature che restituiscono uno specchio falsato di una realtà però molto concreta. La neolaureata super-colta costretta a fare la baby-sitter per sopravvivere (Aragonese), la ragazza-madre stupida (Ramazzotti), il sindacalista in prima linea (Mastandrea), la manager schiava del successo (Ferilli), il venditore perdente (Germano), l’imprenditore fedifrago (Ghini)… e tanti altri ancora. 70 percento di risate, 20 percento di lacrime, 10 percento di amaro in bocca. Vittoria schiacciante per tutti gli studenti di filosofia, decretata dall’adorabile bambina trascurata. Senza parlare dei massimi sistemi, si parla un po’ di noi, ed è questo che mi è piaciuto; il finale però (parlo proprio di 5 minuti) poteva essere calibrato più sull’amaro che sul dolce.


ho visto la prima del film in una platea di precari, si parla davvero di noi con i toni giusti, bello.
la recinzione di Johnny Palomba