
(Steven Spielberg – 2008 USA)
|
CHARLIE E’ una sofferenza dover recensire Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo. Lo sapevo che il bruttissimo titolo era di cattivo auspicio ma in cuor mio speravo che con l’aiuto di Spielberg si potesse scongiurare la minaccia della Minaccia Fantasma (l’Episodio 1 di Guerre Stellari, orripilante). Siamo a un livello poco superiore, dovuto al fatto che il personaggio di Indiana Jones rimane comunque ben costruito, divertente, Harrison Ford lo interpreta con la stessa spensieratezza degli anni che furono. Il problema è tutto il mondo che lo circonda. Per cominciare la trama scimmiotta l’intero genere di avventure post-Indiana Jones senza essere minimamente originale, ci si inventa misteri troppo complicati (rivoglio le scrivanie gemelle di Nationa Treasure 2!) e si ripetono ossessivamente (vedi John Hurt) ritornelli troppo semplici anche per un bambino (siamo lontanissimi da “Solo l’uomo penitente potrà passare”…); l’introduzione non ha alcuna attinenza con la storia (il nucleare, l’FBI, la corsa in macchina?) e sugli alieni, sui quali a livello di trame cinematografiche se n’è scritto di ogni, il sig. Lucas poteva scegliere di meglio. Ora i personaggi. Per quanto abbia gioito nel sapere che Marion Ravenwood (Karen Allen) sarebbe tornata, il risultato è stato shockante: niente più maschiaccio che sapeva come tener testa a Indiana, ma una mammona con sorriso stampato a mo’ di paresi facciale (della serie: “grazie Steven, grazie George, ora ho una pensione!”). John Hurt, Jim Broadbent, Ray Winstone assolutamente inutili. Cate Blanchett: non si può dire nulla di male, perchè il suo ruolo lo svolge magistralmente… ma l’accento russo è insopportabile. Shia LeBeuf: meno male che esiste, idolo. Nel grande calderone delle avventure questo film non è certamente tra i peggiori, ma non ci si può accontentare del risultato soprattutto con Spielberg alla regia. Che sia tutta colpa di Lucas e delle sue strampalate marmotte? Speriamo che il mondo di Indiana Jones finisca proprio qui. |
LUCY Il semplice parere di una grandissima, appassionata, sfegatata fan dell’archeologo più celebre del mondo: andate pure a gustarvi sul grande schermo il suo strombazzato ritorno, ma non aspettatevi niente di che. Mi spiego. Troverete tutto ciò che vi aspettate: umorismo, citazioni a man bassa, azione, misteri e Harrison Ford con frusta e cappello che si dibatte come può per nascondere l’artrite. Il grosso problema è che troverete anche molto altro: stupidaggini sparse, personaggi assurdi, una trama incomprensibile frutto di una sceneggiatura colabrodo (ma come può essere lo stesso David Koepp che ha scritto Carlito’s Way???), e la paradossale sensazione che Il Regno del Teschio di Cristallo scopiazzi drammaticamente tutti quei film (La Mummia, Il Mistero dei Templari…) che si ispiravano a loro volta alla trilogia originale di Indy. L’effetto, ovviamente, è ridicolo. Spielberg, che come sappiamo è un grande narratore, si concede alcuni ottimi momenti (la scena finale ad esempio), ma per più di metà film i suoi intenti sono vanificati dal ricorso all’estetica da luna park del compare Lucas. Fin dall’incipit del film (non si può mostrare Indy dopo ben 5 inutilissimi minuti dall’inizio… non esiste!!) si ha la sensazione che ci sia qualcosa che non va, e mano a mano che si prosegue nel viaggio ci si perde sempre di più in un intricato ammasso di inutilità. A poco valgono i duetti con la ritrovata Karen Allen, nonchè l’impegno del giovane Shia LaBoeuf, volto fresco del cinema americano che funge da efficacissima spalla al professor Jones. Insomma: non è che mi aspettassi un capolavoro, ma sicuramente credevo di meritare, per l’affetto che ho per questo personaggio, almeno qualcosa di decente.
|


Ciao ad entrambi!
Volevo fare solo un appunto sulla vostra recensione…premetto che non sono minimamente un’esperta, ma comunque mi piace vedere film…
Sicuramente è vero che ci sono delle cose paradossali, come la scena del frigo e del nucleare…
Ma in ogni caso volevo fare un appunto sul fatto che la storia si basa su una interpretazione di un mistero storico che esiste davvero…quindi non sottovalutiamo troppo il film…
Ciao Elisa, piacere e grazie per essere passata!
Sì io sapevo dell’esistenza dei teschi, avevo già sentito parlare di quello di Mitchell-Hedges che anche Indy cita nel film.
Il nostro (mio e di Charlie) “sottovalutare” il film però non è legato al fatto che il mistero esista o no.. ma dipende dal film in sè.. anche L’Ultima Crociata era basato su un mistero storico (pensa alle centinaia di anni che studiosi, cavalieri e quant’altro hanno dedicato alla ricerca del Santo Graal), ma il film è infinitamente più bello di quest’ultimo.
ovviamente de gustibus, ma noi ci siamo sentiti un po’ “traditi”.
Ciao Lucy,

anche per me i film passati sono qualcosa di magico e insostituibile, forse per questo ero preparata già a qualcosa di diverso, anche perchè alla fine quei film, non so se per te vale la stessa cosa, ma sono qualcosa che fa parte dell’infanzia, che sono belli anche perchè magari ti hanno fatto sognare e speravi un giorno di fare l’archeologo!
Per me è stato così!
Infine senza pretese, ho passato un paio di ore di nuovo con Indy e questo è stato già di per se stupendo!
Ovviamente ammetto di essere tanto di parte!
Comunque complimenti per il sito, mi piace molto, bella l’idea delle due critiche sullo stesso film, bravi!
Hasta luego!