(Christopher Nolan, 2008 USA)
The Dark Knight, nuovo capitolo delle avventure dell’uomo-pipistrello che veglia su Gotham City, era probabilmente uno dei film più attesi dell’anno. Superfluo ricordarne i motivi, a meno che non viviate su Marte… Io voglio premettere che ho amato questo oscuro e crepuscolare cavaliere, ma credo che alcune debolezze nella storia impediscano a The Dark Knight di essere il capolavoro di cui tutti parlano (non ricordo, negli ultimi anni, una tale unanimità di giudizio da parte dei critici…). Il film di Nolan è comunque notevole, e mi ha ricordato alcuni dei migliori film della stagione (dai Coen a Gomorra) nonchè quelli di maestri come Michael Mann. Non siamo davanti a un semplice film di supereroi, ma ad una rielaborazione della cultura “pop” che sfiora lo spessore di un trattato di filosofia, corredata da buone interpretazioni attoriali, da grandi scene d’azione e da una “visione” registica impeccabile. Le differenti sfumature con cui è declinato il trio dei “buoni”, il dilemma morale che li attanaglia, la logica del compromesso, la riflessione sulla violenza e sul potere dei media, il non-senso apparente dell’agente del Caos (il Joker) che lavora sulla parte oscura che è dentro ognuno di noi… c’è tanto materiale da giustificare abbondantemente le 2 ore e mezza di film. La chiosa, dolorosa e inevitabile, è per Heath Ledger (e menziono il valente Adriano Giannini, che lo ha doppiato molto bene): il suo Joker dà le vertigini. Non so se sia la sua interpretazione migliore (era stato assolutamente sublime in Brokeback Mountain), ma mi ha ricordato grandi exploit come quello di Jack Nicholson in Shining. Senza dubbio, il groppo in gola ad ogni comparsa del ghigno demoniaco di Heath sullo schermo non me lo scorderò facilmente.


