
(Jieho Lee – 2007 USA)
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CHARLIE Un antico proverbio cinese dice che la vita si snoda all’interno di quattro angoli emozionali: la Felicità, il Piacere, la Tristezza e l’Amore. Da qui i 4 capitoli intrecciati di questo film i cui protagonisti sono un impiegato (Withaker) deluso dalla vita che cerca di riscattarsi rischiando tutto in una gara di cavalli; un sicario (Fraser) che vede il futuro ma ha perso la facoltà di sperare nell’imprevedibile; una popstar (Gellar) che cerca una vita di fuga dal suo manager-padrone (Garcia), un dottore (Bacon) che deve salvare la vita alla persona che ama. Uno strano mix che funziona e commuove, ambientato in una simil-L.A. di Crash, questa opera prima del regista Jieho Lee il quale deve proprio aver fatto colpo ad Hollywood per accaparrarsi un cast del genere (ci sono anche Julie Delpy e Emile Hirsch). Withaker non esagera, ottimo Fraser, STRE-PI-TO-SA Sarah Michelle Gellar che finalmente ha dismesso i panni della HorrorMovieGirl. Menzione speciale anche alla fotografia: ci sono degli scorci stupendi (ad esempio quando la Gellar sale sul cornicione dell’ospedale…). L’ultimo capitolo, capitanato da Bacon, è quello destinato all’Amore ed è il peggiore dei 4: peccato. |
LUCY Il mai sopito filone dei film “a episodi” i cui personaggi risultano in un modo o nell’altro miracolosamente collegati ha generato opere ottime (Magnolia, America Oggi, Pulp Fiction), buone (Crash – Contatto Fisico), e sufficienti, come The Air I Breathe, primo film del regista di videoclip Jieho Lee, che fatica a trovare distribuzione in Italia in quanto ha goduto di considerazione (cioè, incassi) prossima allo zero negli States. Il film, di fatto un noir atipico, è sorretto da un cast solido e in parte, da Andy Garcia a Forest Whitaker fino a Brendan Fraser e Sarah Michelle Gellar, che brilla di luce propria; ma la bella idea di partenza, cioè strutturare gli eventi secondo un antico proverbio cinese che offre un’allegoria della vita secondo “nodi” fondamentali, si perde per strada. Va bene l’allegoria, ma non c’è bisogno di insistere quando questa è assolutamente auto-evidente: si sconfina nel pretenzioso. Fotografia, manco a dirlo, da videoclip o spot pubblicitario. Il risultato è un lavoro esteticamente “carino” ma che sa di occasione persa. |


Ora sono incuriosito.
Me lo procuro.
bellissimo l’ho visto in inglese e mi è piaciuto…questi sono i veri film!!bravissima la gellar
L’ho visto ieri sera…. voto 9! un piccolo neo solo sul finale ma bel film!!!