
(Gus Van Sant, 2008 USA)
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CHARLIE Il primo elemento da cui sono rimasto veramente colpito è il montaggio: filmati d’epoca, scenari perfettamente ricostruiti, il tutto miscelato con sapienza. Aiuta a rimanere sorpresi: non è il solito “tratto da una storia vera”, è proprio successo, è documentato, è esistito fin nei più piccoli particolari. Poi c’è l’evidente bravura di Sean Penn, la cui interpretazione è intensa ma leggera, emozionante ma realistica. L’evoluzione della comunità gay a San Francisco e negli Stati Uniti, l’uscita progressiva dall’anonimato, l’ascesa di Milk come simbolo di libertà di espressione sono parte integrante dello script, influenzano e interferiscono con la vita del protagonista e dei co-protagonisti tanto che ci si proietta in quegli anni e si percepisce la spinta rivoluzionaria. Solo i migliori film biografici riescono a farlo, senza eccedere in sentimentalismi e storie romanzate: Milk è uno di questi. |
LUCY Milk è grande cinema. Ed è il ritorno del miglior Van Sant, dopo alcune prove senza mordente (anche se Paranoid Park a me non era dispiaciuto del tutto). Perfettamente calibrato in ogni suo aspetto, Milk racconta di Harvey Milk, “il re di Castro Street”, politico e attivista americano dichiaratamente gay che dalle strade di San Francisco si batte (assieme ad un gruppo di amici che sembrano usciti direttamente da altre pellicole di Van Sant..) per il riconoscimento dei diritti alla comunità omosessuale contro la famigerata Proposition Six. A restare nel cuore è l’interpretazione magistrale di Sean Penn, ma anche il cast dei comprimari è eccellente, da Emile Hirsch a Josh Brolin a James Franco. E non siamo di fronte a un semplice film biografico, quanto a uno spaccato di un tormentato periodo della storia americana. E pensare che un personaggio come Anita Bryant sia veramente esistito fa accaponare la pelle.. |


Interessante questo dialogo
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