(Cary Fukunaga, Gran Bretagna 2011)
I rischi nell’adattare un romanzo per il cinema, già di per sè consistenti, se possibile triplicano quando il libro in questione è un classico immortale, come nel caso del celeberrimo e complesso capolavoro di Charlotte Bronte. Generazioni di lettori hanno amato la povera istitutrice Jane, sofferto per le crudeltà da lei subite e trepidato per la storia d’amore con Edward Rochester, e da ogni trasposizione delle vicende dell’eroina vittoriana si aspettano determinate scene, determinate emozioni, determinate battute recitate al momento giusto. Il pubblico italiano ha probabilmente ancora in mente la sontuosa ma esangue versione di Zeffirelli; quello un po’ più in là con gli anni ricorda Orson Welles e Joan Fontaine, strepitosi nel film del ’34; altri guardano con reverenza alle acclamate miniserie televisive del ’73 o del 2006. Questa nuova, ennesima versione farà probabilmente storcere il naso a qualche appassionato ma è, a mio parere, la più coraggiosa vista fin qui: diretta con veemente energia dall’americano con sangue nipponico Cary Fukunaga, Jane Eyre versione 2011 è un perfetto esempio di come adattare ed interpretare un classico senza timori reverenziali ed infondendo vigore ad una storia raccontata già mille volte. La sceneggiatura di Moira Buffini segue un approccio non lineare, rimescolando la narrazione, sfrondando – naturalmente – qua e là ma mantenendo la giusta attenzione per i tanti motivi toccati dalla Bronte; Fukunaga, dal canto suo, sfrutta con intelligenza ogni nuvola, ogni refolo di nebbia delle grigie brughiere inglesi per evidenziare le atmosfere sinistre e l’aspetto gotico che percorrono fra le righe tutto il romanzo, con le musiche dello specialista Dario Marianelli a fornirgli l’adeguato supporto. A completare il quadro di un adattamento che riesce nell’impresa di risultare fedele alla fonte e al tempo stesso “nuovo”, infine, è la ventiduenne australiana Mia Wasikowska nei panni dell’eroina del titolo. Con il carismatico Michael Fassbender (Rochester) come sua adeguata controparte, la Wasikowska incarna alla perfezione le due anime di Jane, la sua parte timorosa e modesta e quella orgogliosa e anelante libertà, con un’interpretazione mai forzata ma attenta ai dettagli e ai sottili cambiamenti nelle emozioni del personaggio. La sua Jane colpisce fin dal folgorante incipit del film, quando sferzata dalla pioggia e dal vento dei sentimenti fugge con il cuore spezzato da Thornfield Hall, con solo un’incrollabile forza di volontà mista a disperazione a sostenerla: e sappiamo da subito che questa “dolce e strana creatura quasi ultraterrena” farà nuovamente breccia nel nostro animo.

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