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CHARLIE Non avevo grandi aspettative su Midnight In Paris. Memore del cartolinaro Vicky Cristina Barcelona e preoccupato per Bop Decameron (che sicuramente cambierà nome, appiccicandosi “Roma” da qualche parte per contestualizzare…), ero pronto a una sequenza infinita di panorami della capitale francese con giustapposta una storia inutilmente complicata. Et voilà. I titoli di testa mi hanno generato prurigini vari (spaccati di Parigi da favola, ma va?), poi è comparso Owen Wilson posseduto dallo spirito di Woody Allen (era proprio necessaria questa emulazione?) e una Rachel McAdams fastidiosa come pochi personaggi nella sua carriera e ho capito che i miei timori erano assolutamente fondati. Il motore della vicenda, ovvero il ritorno indietro nel tempo del protagonista agli anni ’20 e i suoi svariati incontri con i personaggi più celebri che abitavano la città (Hemingway, Dalì, Stein, Picasso, Fitzgerald, etc…) sono di quanto più noioso e ripetitivo lo sceneggiatore potesse inventarsi; solo la meravigliosa Cotillard riesce a scuotere un minimo il piattume generale. L’epilogo sembra una morale delle favole di Esopo e il finale è di quanto più banale ci si possa aspettare. |
LUCY Da fan di Woody Allen con sentimenti contrastanti sulla filmografia recente dell’autore newyorkese, attendo ogni anno la “rinascita”, vedendo spesso disattese quasi tutte le mie aspettative. Con Midnight in Paris, film d’apertura dell’ultimo Festival di Cannes, pur non potendo gridare al miracolo noto finalmente un barlume di speranza che mi tengo ben stretto: non sarà all’altezza dei classici (anche se non può non riportare alla mente film come La Rosa Purpurea del Cairo), ma è pervaso di uno charme, di una freschezza e al contempo di una romantica infatuazione per l’arte e per la vita che ne fanno un film piacevole, leggero e divertente. Midnight in Paris narra di Gil Bender (un perfetto Owen Wilson), sceneggiatore hollywoodiano di successo alle prese con il suo primo e difficoltoso romanzo, in vacanza nella capitale francese con la fidanzata Ines e i genitori di lei. Infastidito dagli amici pseudo-intellettuali di Ines e sfiancato dalla mancanza di considerazione dei futuri suoceri, Gil si risolve a trascorrere il tempo passeggiando da solo per la città e scoprirà che ogni notte, allo scoccare della mezzanotte, Parigi sembra misteriosamente tornare indietro nel tempo, precisamente ai magici anni ’20 di cui il nostro è fervente e nostalgico ammiratore. Tra un giro in macchina con i coniugi Fitzgerald, un passaggio a casa di Gertrude Stein in rue de Fleureus e un bicchiere di whisky con Hemingway, Allen ci avvolge nell’affettuoso abbraccio delle notti parigine, dando vita ad un affresco leggero, delizioso, stravagante e spudoratamente sentimentale, per di più ottimamente girato e interpretato. Non ci resta che sperare che la Musa di Woody sia definitivamente sulla via del ritorno, e che le atmosfere di casa nostra lo abbiano ispirato anche più della sua storica amante francese… |


l’ho visto a settembre in Germania: a me ha fatto ridere!!
Simpatico Owen Wilson, grande Hemingway
Pubblicato da Velies Thyrrens | 1 dicembre 2011, 22:16