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Recensioni

La Talpa

(Tinker Tailor Soldier Spy, Thomas Alfredson, Gran Bretagna 2011)

Una tendenza andata rafforzandosi negli ultimi anni è quella di considerare le spy stories quasi un sottogenere del film d’azione: pensiamo a Mission: Impossible, alla saga di Jason Bourne, o al classico 007 che con tutta la sua eleganza british non può sottrarsi ad esplosioni, inseguimenti, scazzottate. Se invece conoscete i film tratti dai romanzi di John Le Carrè (a memoria cito almeno Il sarto di Panama, The Constant Gardener, La spia che venne dal freddo) avrete senz’altro presente anche il lato meno entusiasmante del lavoro della spia: lunghe e noiose ore a sfogliare scartoffie, registrare telefonate, decifrare codici e raccogliere informazioni… il che forse spiega perchè questi film, per quanto ben riusciti, hanno avuto meno successo di pubblico rispetto a quelli, più glamour e movimentati, ispirati ai lavori di Fleming o Ludlum. Ma non lasciatevi intimorire: vi perdereste davvero un pezzo di bravura se non andaste a vedere La Talpa, che riunisce dietro la macchina da presa il regista svedese Thomas Alfredson e il suo direttore della fotografia Hoyte von Hoytema, ai quali dobbiamo già lo splendido Lasciami Entrare. Al centro delle vicende troviamo George Smiley, personaggio ricorrente dei romanzi di Le Carrè: un tempo eminenza grigia del Circus (nomignolo che indica i piani alti dei servizi segreti inglesi), Smiley è costretto a dimettersi assieme al “grande capo” Controllo in seguito al fallimento di un’operazione in Ungheria, salvo venir richiamato in servizio per smascherare un agente doppiogiochista al soldo dei sovietici. Siamo negli anni ’70, nell’ultima decade della Guerra Fredda; Smiley non può fidarsi degli ex colleghi e deve avvalersi unicamente del proprio ingegno e dell’aiuto del braccio destro Peter Guillam per scoprire l’identità del traditore e combattere i fantasmi del proprio passato. Senza timori reverenziali nei confronti dell’amatissima miniserie di produzione BBC con Sir Alec Guinness, Alfredson confeziona un intenso e sofisticato spy thriller, riducendo all’essenziale il complicato romanzo di Le Carrè (ma il plot resta densissimo – occhio ai colpi di scena!) e confermando lo sguardo elegante, suggestivo e penetrante già mostrato nel suo film d’esordio. Celato dietro al caratteristico impermeabile e agli immancabili fondi di bottiglia, Gary Oldman giganteggia nel ruolo di Smiley: acuto, solenne, per lo più impassibile, laconico e misurato nei gesti, nelle espressioni e nelle parole, Oldman si veste del suo personaggio come di una seconda pelle, reinventandosi ancora una volta e confermandosi come uno degli attori più sottovalutati dei nostri tempi. Ad affiancarlo, una eccezionale schiera di comprimari: c’è l’imbarazzo della scelta tra il premio Oscar Colin Firth, Ciàran Hinds, Toby Jones, Mark Strong e John Hurt, ma a spiccare trovo che siano Benedict Cumberbatch e Tom Hardy. Il primo, amatissimo Sherlock televisivo, dà vita ad un Guillam tormentato tra l’incrollabile fiducia in Smiley e le implicazioni morali del suo compito; il secondo, sulla via della consacrazione, tratteggia con abilità il lato più fragile dell’ambiguo Ricki Tarr, motore della storia. Ma protagonista del film, quanto e forse più degli stessi personaggi, sembra essere – letteralmente – l’atmosfera orchestrata da Alfredson e i suoi collaboratori: La Talpa “vive” del ticchettio delle macchine da scrivere, del fruscio dei documenti, del grigiore londinese, del fumo, della polvere sui mobili, del frusciare dei vestiti, della opprimente geometria degli ambienti; ricchezza e perfezione visiva (e sonora: impeccabili le composizioni di Alberto Iglesias) a corollario di intrighi criptici ed ideali smarriti, finestra su un mondo in decadenza (stava per iniziare la graduale distensione tra Occidente ed Unione Sovietica) di cui i “piccoli uomini grigi” di Le Carrè sono gli ultimi baluardi.

Discussione

Una Risposta to “La Talpa”

  1. pensa che io volevo andarlo a vedere e mi è invece toccato NON AVER PAURA DEL BUIO! :(

    Pubblicato da velies thyrrens | 15 gennaio 2012, 12:00

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