
(Chris Gorak – USA/Russia 2011)
L’Ora Nera ha un suo fascino. Sarà per gli scorci di una Mosca bellissima e deserta (le metropoli disabitate danno sempre un brivido, pensate alla scena finale de L’Avvocato Del Diavolo o a Io Sono Leggenda), sarà per il concept dell’alieno rappresentato come un grumo di luce, sarà per la questione delle lampadine che si accendono in presenza dell’invasore: premesse accattivanti per un action movie fantascientifico. Anche il gruppo di sopravvissuti funziona: i migliori amici (Hirsch, Minghella), le migliori amiche (Thirlby e Taylor) e uno svedese cattivo che si capisce subito debba morire per primo. Il film si tiene in piedi piuttosto bene finché non c’è uno scopo. Poi arriva uno scienziato russo che ha scoperto che con una gabbia di Faraday (wikipedia) è possibile scampare al radar alieno. Da qui le congetture scientifiche, la fisica for dummies e degli improbabili cannoni fai-da-te spara microonde lanciano la trama nell’infinito nonsense. Gli alieni non fanno più paura (e quando non sono luce sono fatti anche malino), i russi sembrano un popolo di bifolchi e lo scopo della missione (trovare un sottomarino) non mi è parso particolarmente intelligente. Sei e mezzo per l’impegno e la presenza di Emile Hirsch che merita sempre fiducia. Il finale sembra aperto… ma un seguito proprio non lo capirei.

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