
(Phyllida Lloyd – UK/Francia 2012)
Santa Meryl. Una delle poche attrici che danno la sicurezza di andare a vedere un buon film. Anche nei casi più tragici come The Iron Lady, in cui l’unica cosa che valga la pena è proprio la sua perfetta interpretazione. La Storia inglese, fatta di orgoglio nazionale, di tradizioni ma anche di grandi cambiamenti, si presta molto a essere trasposta al cinema: un esempio emblematico è stato il premiatissimo The Queen. Ecco, io mi aspettavo una roba così. Il racconto di una donna fiera a capo di un Paese fiero nel mezzo di tumulti popolari. No. Mi sono trovato davanti a una vecchia rimbambita che parla da sola, ha le allucinazioni e quando tocca un soprammobile si ricorda del tempo che fu. Memorie giustapposte con un montaggio perfino peggiore di J. Edgar, e troppo brevi nel loro svolgimento per dare il giusto respiro al biopic. Non solo la regista (di Mamma Mia!, forse è meglio che torni alle commedie) non dà un giudizio sul personaggio (cosa che gradisco nei film, quelli neutri mi lasciano spesso interdetto) ma non approfondisce nemmeno la sua psicologia (la scena della sua prima giornata in parlamento: era contenta di lasciare i figli? Era triste? Cosa pensava? BOH). Meryl, non puoi fare tutto da sola…

La tua recensione mi rincuora. Pensavo di avere avuto solo io queste impressioni. Tra l’altro, tu le hai espresse meglio di me nel tuo commento. Sono uscito talmente confuso e frastornato dal film che parlarne è stato quasi un impresa
Pubblicato da Ballestrero | 1 febbraio 2012, 20:41