Rushmore (id.), di Wes Anderson (USA, 1998). In un momento in cui il cinema di argomento “giovanilistico” in Italia tende vertiginosamente verso il Nulla, vedere la commedia caustica di Anderson (opera seconda, prima dei Tenenbaum) mi ha fatto davvero uno strano effetto. Il liceale immaturo e narcisista Jason Schwartzmann e la sua versione adulta (e ugualmente immatura) Bill Murray sono caricature, è vero, ma quanto mi sono sembrate più vere dei Vaporidis nostrani… non c’è paragone. (Lucy)
Azuloscurocasinegro (lett. “blu scuro quasi nero”), di Daniel Sanchez Alevaro (Spagna, 2006). Le vite di una serie di personaggi che si dibattono contro i limiti imposti dal destino in un piccolo film presentato in una sezione parallela della Mostra di Venezia l’anno scorso, e mai distribuito in Italia. Una piacevole scoperta: leggero, ben scritto, senza sbavature, che secondo l’esordiente regista spagnolo rappresenta “uno stato mentale, un futuro incerto, un colore che non sempre siamo in grado di distinguere e che varia secondo la luce, il materiale ed il nostro umore”. (Lucy)
Quel Treno Per Yuma (3:10 To Yuma), di James Mangold (USA, 2007). Lento, noioso, “fuori tempo”. Due ore sprecate, non fosse per due attori di razza come Bale e Crowe che sembrano “crederci” fino in fondo. Ma niente più. (Lucy)

