TRON Legacy

(Joseph Kosinski – USA 2010)

Ho visto per la prima volta TRON ai tempi dell’università (un po’ in ritardo, è del 1982), su suggerimento di un amico: abituato com’ero al digitale non ne sono rimasto shockato, tuttavia era piuttosto sbalorditivo pensare che gli effetti speciali e i concetti di virtualità che descriveva provenissero da un film girato negli anno ’80. Nella corsa al remake e al sequel di vecchie glorie, questo piccolo cult di fantascienza non poteva sottrarsi alla “spolverata” ed ecco che la Disney dà il via a TRON Legacy… Jeff Bridges, protagonista del primo film, scompare nel nulla e il figlio cresce solo e ribelle. Una sera torna alla sala giochi del padre e scopre il laboratorio segreto; pigia un tasto e si ritrova anima e corpo nella realtà virtuale dove domina la tirannia di Clou e c’è da difendere un incomprensibile miracolo. Se già nell’82 il design del film era cool, ora è super cool: dalle astronavi agli ambienti, dalle tute alle moto. Ma non solo nelle forme: anche l’uso della luce, i colori neutri mescolati con gli sgargianti azzurri e arancio danno alle immagini un look estremamente accattivante. Mi aspetto un merchandising sfruttato fino al midollo, con tutto quel bendidio… stanno pubblicizzando persino una poltrona e una sedia ispirati a TRON! Per quanto riguarda le interpretazioni, sono rimasto piacevolmente colpito dal protagonista: Garrett Hedlund sembra il classico belloccio inespressivo e invece se la cava egregiamente (per quanto non dovesse affrontare un Amleto, capiamoci). Jeff Bridges invece mi ha deluso: forse troppo concentrato sul suo alter ego digitale e ringiovanito, forse colpa di una sceneggiatura che ne fa un santone-semidio senza spessore, recita come fosse sotto l’effetto di oppiacei. Su Olivia Wilde c’è poco da dire a parte il fatto che sia dannatamente figa mora. Piccola nota di merito per Micheal Sheen nei panni di un gangster gentiluomo virtuale, sempre bravissimo. Musiche dei Daft Punk TOP: colonna sonora che ti pompa di brutto ma non ti esplode nelle orecchie. Ma veniamo al film in sè per sè… Prima parte molto avvincente, seconda parte – meno azione, più sentimento – deludente un po’ per gli escamotage ridicoli un po’ per il ridotto approfondimento psicologico. Ed è un peccato perché davvero all’inizio ci credi un casino… Sono persino contento del 3D (a cui sono contrario), davvero ben fatto. Spero di avervi fatto venire voglia di vederlo perché, difetti a parte, è proprio figo.

Trailer

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